Patria di Fernando Aramburu: serie tv o romanzo bestseller?

Recensione Patria Aramburu
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Siamo tutti uguali. Quando per un motivo o per l’altro ci lasciamo governare dai peggiori istinti e sentimenti, quello che ne viene alla fine fin sono solo tanta inutile infelicità e prezioso tempo sprecato. Il cuore di questo straordinario romanzo, Patria, che nonostante le sue oltre 600 pagine scorre rapido, sta soprattutto qui, in questa desolante verità. La stessa che ricorre in molti altri magnifici romanzi sui cattivi sentimenti, capaci di rovinare l’esistenza.

Da leggere subito

Grande protagonista della letteratura contemporanea spagnola, Fernando Aramburu ha uno stile narrativo unico. Le recensioni di Patria da parte di critici e autori sono tutte eccellenti, così come il gradimento del pubblico. Tanto che dal romanzo la HBO ha tratto una serie televisiva, in onda già da maggio 2020. Per ora la serie tv è trasmessa solo in Spagna ma tutto fa pensare che arriverà presto anche da noi.

Dunque chi non ha letto il romanzo può ancora farlo, magari sfruttando il relax estivo. Sarebbe un peccato passare direttamente alla visione della serie tv senza essersi prima goduti la narrazione di Aramburu. Per quanto mi riguarda, innamorata della Spagna, dei Paesi Baschi e di Bilbao (città che vi raccomando di visitare anche solo per un weekend lungo), non potevo esimermi dal leggere Patria. E inserirlo nella mia lista dei romanzi da leggere assolutamente.

Non leggetelo se…

  • vi basate sulle prime impressioni,
  • se avete bisogno di entrare subito nel vivo dell’azione,
  • se apprezzate la monotona sicurezza di una narrazione lineare,
  • e se faticate a entrare e uscire dai panni dei personaggi.

Per carburare con Patria di Aramburu, vi servono un’ottantina di pagine di riscaldamento. Poi, una volta acceso il motore, vi ritroverete su una giostra di personaggi, che rotola avanti e indietro nel tempo. Brividi che non sono a portata di tutti.

“Un giorno non molto lontano, in pochi ricorderanno quello che è successo.”
“Non farti cattivo sangue. È la legge della vita. Alla fine vince sempre l’oblio.”

Trailer della serie tv Patria tratta dal romanzo di Fernando Aramburu, firmata HBO.

“Bittori, per l’amor di Dio, perché scavi in quella ferita?” E allora gli ho risposto: “Per tirare fuori tutto il pus che c’è ancora dentro. Altrimenti non si chiuderà mai. Non ne parliamo più”

Il problema di ogni guerra? Si perde sempre

Per quanto ce la raccontiamo, dopo ogni battaglia o guerra, non ci sono mai né vincitori né vinti. Si perde sempre. Non rimane niente, proprio come l’ultima parola con cui si chiude il romanzo.
Purtroppo è una cosa che spesso si capisce troppo tardi.

In Patria, i personaggi fanno i conti con il loro passato – un passato oggettivabile perché oramai parte di una fase storica senza più morti per mano dell’ETA – e con le loro scelte, dando vita a una coralità di prospettive dalle molteplici sfaccettature.
I protagonisti sono i componenti di due famiglie basche che vivono nello stesso paese a poca distanza da Donostia (San Sebastiàn). Il loro legame si spezza quando si ritrovano su due fronti opposti, separati dal differente modo di vivere la politica e di partecipare agli sconvolgimenti che attraversano il paese durante gli anni bui dell’Eta.
O sei uno di noi o sei contro di noi. Schierarsi serve ad annullare le diversità, perché la diversità fa paura, anche quando non dà fastidio. Perché la diversità è fonte di confronto. Mentre la paura produce danni irreparabili.

“L’ETA deve agire senza fermarsi mai. Non ha altra scelta. È da tempo che è caduta nell’automatismo dell’attività cieca. Se non fa danni, non è, non esiste, non svolge nessuna funzione. Questo modo di funzionare mafioso è al di sopra della volontà dei suoi componenti. Nemmeno i suoi capi si possono sottrarre. Sì, va bene, prendono decisioni, ma è solo apparenza. Non possono comunque evitare di prenderle perché la macchina del terrore, una volta che ha preso velocità, non si può fermare. Capisci?”

Patria di Fernando Aramburu recensione libro
Bilbao, meravigliosa città dei Paesi Baschi dove si muovono i protagonisti di Patria

Una prosa schietta e profonda

In Patria, Fernando Aramburu ci conduce nelle vite di ciascun personaggio con una scrittura asciutta ma coinvolgente, tracciando in maniera impeccabile ogni profilo, facendoci detestare l’uno o amare l’altra, mostrandoci l’imperfezione che caratterizza ogni essere umano. Con linguaggio semplice e prosa schietta, ricca di vocaboli in euskera, la lingua basca, Aramburu scava a fondo nell’animo dei personaggi, mettendo a nudo tutte le loro incongruenze e fragilità.

La narrazione vola, e nemmeno ti accorgi che in pochi giorni sei arrivato alla fine. Perché lo stile dell’autore basco è unico, il suo tono non è mai pesante nemmeno quando narra momenti drammatici. Con semplicità riesce a evidenziare come il fanatismo di qualsiasi genere sia capace di fare terra bruciata nelle famiglie, nelle amicizie e nell’animo delle persone.

Avanti e indietro nel tempo. L’intreccio tiene il ritmo

L’intreccio è sempre vivo, perché invece di un racconto che procede lineare, in Patria Fernando Aramburu procede per flashback e flashforward, mutando la prospettiva del racconto e la voce dei protagonisti. Io, che di solito non amo libri e film dove si va avanti e indietro nel tempo (anche se l’esperienza con Reincarnation Blues è stata vincente), qui l’ho trovato assolutamente perfetto. Anche perché permette al lettore di calarsi senza fatica nei panni della vittima e poi del carnefice, nella giovane donna che insegue l’amore e nel ragazzo che fugge dall’omologazione.

“Ne farò fuori tanti che un giorno resterò nei libri come il militante più sanguinario dell’ETA”

Patria di Fernando Aramburu racconta di una società dove gli uomini dentro casa sono schivi e silenziosi, e le donne, per quanto casalinghe, dirigono e hanno in pugno le redini delle dinamiche familiari. Dove troppi giovani cercano il loro posto combattendo battaglie che non conoscono, seguendo teorie inconsistenti infarcite di slogan e violenza. Dove è facile farsi manipolare se non sei strutturato. Ed è facile cedere alla seducente promessa di diventare eroi che combattono per ideali nobili (la Patria?), entrare nella leggenda che ti rende immortale.

…aveva fatto del male e aveva ucciso. Per cosa? E la risposta lo riempiva di amarezza: per niente. Dopo tanto sangue, né socialismo, né indipendenza, né un cazzo fritto. Era saldamente convinto di essere stato vittima di una truffa.

Se non hai valori saldi ai quali aggrapparti e se non coltivi la tua cultura, non riesci a distinguere i bene dal male, la finzione dalla realtà; non provi più empatia, rispetto, solidarietà e amore per il prossimo, ma sei solo accecato dal buio di una visione limitata e ottusa.

Recensione di Patria Fernando Aramburu

Messaggi attuali.
Anche fuori Patria

Sono tanti i messaggi, gli argomenti sui quali riflettere quando si legge il romanzo Patria di Aramburu. Ma quello che non può non saltare all’occhio è l’ottusità colpevole di recintare il concetto della patria all’interno di biechi confini fisici e ideologici: dimenticando che al di là e al di qua di un muro, di una porta, di un quartiere, di una città, di un oceano siamo tutti esattamente uguali. Non per niente, proprio perché i confini sono solo finzioni illusorie, questa è la stessa ottusità che stiamo nocivamente respirando tutti noi oggi, in ogni angolo del globo.

“Ho scritto contro il delitto perpetrato con un pretesto politico, in nome di una patria dove una manciata di persone armate, con il vergognoso sostegno di un settore della società, decide chi appartenga a quella patria e chi debba lasciarla o scomparire”

In libreria

  • Patria di Ferdinando Aramburu
  • Guanda edizioni
  • 640 pagine cartaceo | ebook


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